Il dungeon è sparito. Gunnar è sparito. Il gruppo cammina verso Skaldborg in quattro — Alathor, Hargen, Lagavulin e Brummek — con un peso di oggetti maledetti e troppe domande senza risposta. Lungo la strada trovano una carovana rovesciata. Un uomo morto — Lagavulin lo riconosce: un contadino di Skaldborg. Gli danno sepoltura. Alathor prega Aureon perché il suo spirito trovi pace.
Poco oltre, del fumo sale tra gli alberi. Il gruppo si avvicina. Trovano dei cultisti — e una donna in loro potere. Stavano per ucciderla. Lagavulin si mette tra lei e la lama senza esitare. Il combattimento è rapido e violento. I cultisti cadono.
La donna è viva, ma quello che le hanno fatto non si cancella facilmente. Sul petto porta il marchio degli Otto Dei, inciso sulla carne viva. Rapita, torturata, abusata. Il gruppo la prende con sé e la porta verso Skaldborg. È la moglie di un uomo del villaggio di nome Bert.
Prima di entrare in città, Brummek consegna ad Alathor il cappello di Flizzlebin. Alathor lo aggiunge agli altri oggetti: lo spadone un tempo in fiamme, il mazzafrusto rituale, la bacchetta spezzata di Aureon, l'elmo cremisi, la mano cadaverica. Tutto questo deve arrivare a Padre Haldren.
Siete alle porte di Skaldborg. Quello che portate con voi — oggetti e segreti — pesa più di quanto sembri.